MUTUI? SI PUO' CAMBIARE C/C ANCHE CON LA RATA IN CORSO

MUTUI? SI PUO' CAMBIARE C/C ANCHE CON LA RATA IN CORSO

10/10/2016

Fino a qualche anno fa un lucchetto che teneva legato il cliente alla banca era rappresentato proprio dal mutuo. Il prestito veniva spesso concesso solo se sul conto corrente della banca veniva accreditato anche lo stipendio del mutuatario (con tanto di menzione nel contratto del prestito). E dunque a chi voleva cambiare istituto la banca poneva questo ostacolo: ha il mutuo presso di noi e deve continuare a versare qui il suo stipendio.

A scardinare questo legame è stato il decreto Salva-Italia, e successive modifiche, in base al quale è considerata scorretta la pratica commerciale di una banca o di un intermediario finanziario che,«ai fini della stipula di un contratto di mutuo, obbliga il cliente alla sottoscrizione di una polizza assicurativa erogata dalla medesima banca, istituto o intermediario ovvero all’apertura di un conto corrente presso la medesima banca, istituto o intermediario», come recita il provvedimento emanato dal Governo Monti.

«Riguardo i mutui stipulati anteriormente all’entrata in vigore del provvedimento, invece, la banca può farsi forte solo nel caso in cui ci sia un vero e proprio impegno del cliente a pagare mediante addebito su un conto dell’istituto stesso», spiega Giuseppe D’Orta consulente Aduc. Anche tale pratica potrebbe comunque essere considerata scorretta in quanto non giustificata se non dalla volontà di addebitare ai mutuatari le spese del c/c e di gonfiare il numero di conti accesi.

Se proprio non riuscisse a risolvere il legame il mutuatario che vuole cambiare conto potrebbe almeno ottenere l’esenzione totale dalle spese di tenuta di un conto praticamente immobile.

«E dire che sulla questione potrebbero intervenire ben tre autorità competenti. Il Ministro dell’Economia tramite un decreto, la Banca d’Italia, con uno dei suoi provvedimenti sulla trasparenza, e anche l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Antitrust) poiché il tutto si risolve in un ostacolo alla scelta di un conto corrente altrove», continua D’Orta. Sarebbe sufficiente, pertanto, che uno di questi tre soggetti intervenisse, dichiarando l’illegittimità di una siffatta clausola. Cosa che, del resto, potrebbe fare anche un giudice poiché appare lampante come si tratti di una clausola vessatoria.

Secondo gli operatori che operano su internet in realtà il cambio conto dovrebbe ormai essere fluido anche in presenza di mutui pregressi. Addirittura il mutuatario potrebbe, secondo le nuove regole in vigore, non varcare neppure la soglia della vecchia banca e trasferire conto e mutuo direttamente dalla scrivania del nuovo istituto di credito, sempre che, stante l’attuale livello bassissimo dei tassi d’interesse (soprattutto dei mutui a tasso fisso) non convenga addirittura cambiare mutuo e stipularne uno nuovo (magari ben più conveniente) o chiedere una surroga presso la nuova banca. Salvando in tal modo capre e cavoli.

La surroga, nota come “portabilità del mutuo” prevista inizialmente nel Codice Civile all’articolo 1202, è stata regolamentata con la Legge Bersani (40/2007) e poi dalla Legge Finanziaria del 2008. Questa procedura consente al cliente di trasferire il proprio mutuo da una banca all’altra con l’opportunità di poter modificare anche i parametri stabiliti in precedenza nel contratto. Con questa operazione il mutuatario interrompe l’accordo preso in precedenza con la vecchia banca e si affida a un nuovo istituto di credito. L’obiettivo naturalmente è di poter ottenere una formula più concorrenziale e vantaggiosa e ne vale la pena dunque solo in presenza di condizioni migliorative.

Non dimenticate poi in caso di surroga di un mutuo che è protetto da polizza (caso morte, malattia e perdita impiego), il consumatore ha diritto di ricevere indietro la quota parte di premio assicurativo unico anticipato non goduta. Discorso che vale anche per la classica scoppio e incendio. La compagnia assicurativa può trattenere le spese amministrative solo se indicate espressamente nella polizza. Gli oneri di intermediazione sono già inclusi nel premio che appunto viene restituito per la quota parte relativa al periodo successivo al recesso.


(Il Sole 24 Ore, Plus 24, sabato 8 ottobre 2016)

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