PER IL RECESSO OLTRE AI RITARDI SI PONE LA QUESTIONE DEI COSTI

PER IL RECESSO OLTRE AI RITARDI SI PONE LA QUESTIONE DEI COSTI

10/10/2016

Tra i ricorsi presentati all’Arbitro bancario finanziario, 224 riguardano liti relative al “recesso del cliente”. Un numero contenuto rispetto alle molte migliaia di ricorsi che arrivano all’Abf, ma indicatore di un disagio, anche perché questo è uno di quei casi in cui il cliente può essere indotto a non rivolgersi all’arbitro, ma a subire senza fare storie.

«Quando i clienti - spiega Edoardo Guffanti, commercialista a Milano, esperto di questioni bancarie - si rivolgono all’Abf lamentando un ingiustificato ritardo da parte dell’intermediario nell’adempiere ad obblighi come la chiusura del conto corrente, il Collegio si è sempre dimostrato saldo nel rispettare il diritto, normativamente sancito, di recedere in ogni momento dai contratti a tempo indeterminato». E ricorda che l’effetto del ritardo nella chiusura o nel trasferimento del conto non limita solo la mobilità all’interno del settore bancario, «impedendo ai consumatori di indirizzarsi verso alternative per loro più convenienti», ma si concretizzava, di fatto, in una «sterilizzazione del diritto stesso esistente in capo al consumatore, vanificandolo».

Il principio del diritto di recesso del cliente, poi però deve fare i conti con la questione della ripartizione delle spese che vengono ritenute dovute dall’intermediario e non dovute invece dal cliente. I casi possono essere molti (i più rilevanti sono esaminati nella pagina seguente. Uno frequente è quello di una passività sul conto. Una decisione per tutte (la 3091 del 2015) ricorda che «in particolare, le decisioni dei Collegi sottolineano che l’intermediario non può condizionare l’esercizio di tale diritto all’esistenza di eventuali passività gravanti sul conto (decisioni n. 669/15; n. 4332/13; n. 1477/13)». Il Collegio ha poi stabilito che «devono considerarsi privi di causa, e dunque non dovuti, gli addebiti che sono maturati sul predetto conto, a carico del ricorrente, in data successiva a quella indicata» dalla decisione. Più recente è il caso esaminato dalla decisione 3572 del 20 aprile 2016, dal collegio del Nord. In questo caso la chiusura del conto c’era stata ma era avvenuta con ritardo rispetto alla comunicazione del cliente e con l’addebito di costi, ritenuti non tutti dovuti da parte del collegio dell’Abf. Anche in questo caso leggere la decisione può essere interessante per capire se dopo la richiesta di chiusura possono essere ancora addebitati dei costi e quali.


(Il Sole 24 Ore, Plus 24, sabato 8 ottobre 2016)

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