UN CODICE PER LA TRASPARENZA

UN CODICE PER LA TRASPARENZA

26/09/2016

Un codice di autoregolamentazione delle società finanziarie per risolvere le zone grigie, da cui nasce un enorme contenzioso, sulla cessione del quinto dello stipendio. Il codice è costituito da un protocollo di intesa con le associazioni dei consumatori siglato da parte di Assofin. E si occupa non solo della cessione del quinto, ma anche delle delegazioni di pagamento. Nelle finalità del documento non solo la maggiore trasparenza nei rapporti delle finanziarie con la clientela nella fase precontrattuale, ma anche quello di «accrescere la tutela dei consumatori, prevenendo l’eventuale verificarsi di casi di sovraindebitamento ed evitando, dunque, che questi ultimi incorrano in situazioni debitorie complesse e insanabili». E inoltre c’è la finalità di «garantire la massima correttezza ed efficienza operativa da parte di tutti i soggetti coinvolti nella catena distributiva e di incentivare la rete alla ricerca di nuovi contratti di finanziamento piuttosto che al rinnovo di contratti già esistenti».
Importante è il fatto che il contratto di finanziamento con il quinto viene inteso come una forma di «inclusione» finanziaria e non di assalto all’ultima risorsa delle persone più deboli. Questo - si spera - avrà qualche ripercussione anche sulla riduzione dei costi, dai tassi di interesse praticati alle commissioni applicate. Secondo Chiaffredo Salomone, presidente di Assofin: «Con questa importante iniziativa Assofin si pone l’obiettivo di elevare il livello di tutela dei consumatori che ricorrono a queste forme di finanziamento, prevenendo possibili situazioni di sovraindebitamento, favorendo la comprensione dei contenuti del contratto - in particolare quelli di natura economica - e garantendo correttezza ed efficienza da parte della catena distributiva del prodotto. Crediamo che sia il metodo più efficace per promuovere la diffusione di buone pratiche nell’offerta di questi finanziamenti, nell’interesse di tutte le parti coinvolte».

Contro il sovrindebitamento
I passaggi del documento seguono da vicino le finalità indicate. Il primo infatti è relativo alla valutazione del merito creditizio, un’operazione la cui serietà serve appunto a evitare che si arrivi a situazioni di sovrindebitamento del cliente che sottoscrive il contratto. Per questo motivo è previsto che sarà stilato un questionario di autocertificazione “con un set minimo di domande definito a livello associativo”, il cui contenuto sarà condiviso con le associazioni dei consumatori firmatarie. Inotre saranno effettuate delle verifiche a campione sulla veridicità delle dichiarazioni effettuate. Le verifiche dovranno essere del 25% delle richieste per ciascuna categoria di soggetti interessati: dipendenti pubblici, dipendenti privati, pensionati. In seguito sarà valutato se estendere il questionario di autocertificazione all’intero nucleo familiare del richiedente. E inoltre c’è anche l’indicazione di una soglia minima di reddito disponibile “considerata intangibile per ogni tipologia di clientela (sia pensionati sia lavoratori dipendenti pubblici e privati)”, che corrisponde all’importo della pensione minima Inps «al netto di qualsiasi eventuale impegno già in essere con il sistema bancario e finanziario tenendo conto di quanto stabilito al punto».

La trasparenza
Le indicazioni sulla trasparenza (il documento prevede un prospetto di liquidazione della trasparenza) prevedono una chiara indicazione delle spese upfront, quelle che servono ad avviare la procedura (istruttoria, remunerazione delle reti etc) e che non vengono restituite al cliente in caso di estinzione anticipata (è questo l’argomento di maggiore contenzioso tra clienti e finanziarie sulla cessione del quinto). Sempre in tema di trasparenza sono previste le modalità di comunicazione dei conteggi estintivi.

(Il Sole 24 Ore, Plus 24, 24 settembre 2016)

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