SUL TAGLIO DELLO SPREAD FA FEDE LA TRASPARENZA

SUL TAGLIO DELLO SPREAD FA FEDE LA TRASPARENZA

19/09/2016

Sul floor per i mutui il criterio “guida” resta, almeno in Italia, la trasparenza delle condizioni contrattuali. Le banche che non hanno inserito nel contratto una clausola di floor e che non l’hanno illustrata con chiarezza al cliente, non possono stabilire la non “riducibilità” dello spread iniziale (in cui si tradurrebbe appunto l’esistenza del floor). Ma se questi elementi ci sono, l’orientamento che emerge dalle indicazioni di Bankitalia e dall’Arbitro bancario finanziario non ritengono vessatorie le clausole in questione. La Banca d’Italia ha diffuso una comunicazione agli inizi di febbraio di quest’anno («Parametri di indicizzazione dei finanziamenti con valori negativi: trasparenza delle condizioni contrattuali e correttezza nei rapporti con la clientela», di cui Il Sole 24 Ore aveva dato per primo la notizia). Chiedendo alle banche di non applicare un floor se non contrattualizzato e non pubblicizzato, di adeguare i propri programmi informatici per permettere il calcolo dell’importo richiesto, effettuare automaticamente le restituzioni.

Precedentemente, riferendosi a un floor contrattualizzato (ma non si riferiva ai casi di euribor negativo, quanto a una clausola volta ad assicurare comunque una redditività alla banca) l’arbitro bancario finanziario aveva escluso la vessatorietà di questa clausola (la 7669 del 30 settembre 2015 del collegio di Roma che richiamava la 2735/2014 del collegio di Napoli) e aveva anche stabilito che: «Del resto, se, per un verso, “si considerano vessatorie le clausole che, malgrado la buona fede, determinano a carico del consumatore un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto”, per altro verso detto squilibrio non può derivare, per ciò solo, dalla previsione di una clausola floor non accompagnata da una clausola c.d. cap, ossia un limite massimo in favore del cliente».

Spiega Letizia Vescovini, avvocato di Modena, esperta di diritto bancario: «L’utilizzo massivo nella prassi bancaria delle clausole floor risale al 2010 e sembrerebbe una conseguenza del Dlgs 13 agosto 2010, n. 141 che ha modificato l’articolo 118 Tub legittimando la modifica unilaterale dei tassi di interesse nei soli contratti di durata a tempo indeterminato, pertanto precludendola nei contratti di mutuo e di finanziamento in genere che sono a tempo determinato». Ma se la norma vuole assicurare comunque una redditività certa alla banca nella prospettiva della sana e prudente gestione «Non esime l’intermediario - conclude Vescovini - dal porre in essere condotte operative improntate a buona fede e lealtà e quindi rispettose delle regole e dei principi di trasparenza e correttezza nei rapporti con la clientela».

La questione dei tassi negativi di riferimento negativi però resta in tutta Europa. In particolare in Spagna una sentenza del 9 maggio 2013 del Tribunal Supremo (Corte suprema, Spagna) ha qualificato le clausole «di tasso minimo» come abusive, perché i consumatori non erano stati informati in modo adeguato dell’onere economico e giuridico che tali clausole avrebbero comportato. Tuttavia gli effetti della pronuncia erano stati limitati a partire dalla data della stessa sentenza, senza effetti retroattivi. Alcuni consumatori spagnoli si erano rivolti alla Corte di giustizia Ue, chiedendo che questa limitazione fosse dichiarata incompatibile con il diritto comunitario. Lo scorso 13 luglio l’avvocato generale Paolo Mengozzi, come segnalato in un comunicato della Corte di giustizia, ha depositato le proprie conclusioni osservando «che la direttiva non riguarda l’armonizzazione delle sanzioni applicabili nel caso di riconoscimento del carattere abusivo di una clausola contrattuale e, pertanto, non impone agli Stati membri di prevedere la nullità retroattiva di una siffatta clausola». E inoltre che «la direttiva non determina i presupposti in base ai quali un giudice nazionale può limitare gli effetti delle decisioni che dichiarano il carattere abusivo di una clausola contrattuale». Quindi nessun ostacolo alla limitazione temporale.


(Il Sole 24 Ore, Plus 24, sabato 17 settembre 2016)

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