LA CLAUSOLA DI SALVAGUARDIA NON SALVA DALL'USURA

LA CLAUSOLA DI SALVAGUARDIA NON SALVA DALL'USURA

18/07/2016

La Cassazione stravolge una pratica consolidata ma salva la commissione di massimo scoperto in vigore fino al 2009.

Un colpo al cerchio e uno alla botte. Entrambi piuttosto sonori. La I sezione civile della Cassazione, con la sentenza 12965/16 depositata lo scorso 22 giugno, si occupa in maniera molto innovativa di due questioni importanti: il superamento della soglia d’usura in presenza di “clausole di salvaguardia” e il funzionamento delle commissioni di massimo scoperto. Sul primo versante la pronuncia è decisamente favorevole ai clienti degli intermediari finanziari; sul secondo invece sono questi ultimi ad avere la meglio, visto che è stata riconosciuta la legittimità della formula applicata fino al 2009.

Usura senza paracadute

La pronuncia della Cassazione afferma il principio di diritto per cui «la clausola contenuta nei contratti di apertura di credito in conto corrente, che preveda l’applicazione di un determinato tasso sugli interessi dovuti dal cliente e con fluttuazione tendenzialmente aperta, da correggere con sua automatica riduzione in caso di superamento del c.d. tasso soglia usurario, ma solo mediante l’astratta affermazione del diritto alla restituzione del supero in capo al correntista, è nulla ex art. 1344 c.c., perché tesa a eludere il divieto di pattuire interessi usurari». Come spiega l’avvocato Letizia Vescovini (intervistata in questa pagina): «Sino ad oggi gli istituti di credito ritenevano che fosse possibile sforare di fatto il tasso soglia usura in presenza di una clausola di questo tipo e fosse sufficiente correggere ex post il tasso effettivamente applicato riportandolo entro soglia e riaccreditando l’eccesso. Secondo questa sentenza tale clausola è nulla». Quindi la presenza di questa clausola non mette al riparo rispetto al fatto che se si è superato il tasso soglia c’è comunque usura, malgrado la banca si attivi per porvi rimedio riaccreditando gli interessi che vanno oltre la soglia. E il principio si applica «per tutti i contratti che prevedono la messa a disposizione di denaro dietro remunerazione». Quindi non solo mutui.

La possibilità di riportare a zero gli interessi, con l’applicazione del secondo comma dell’articolo 1815 del cc, potrà vedere lo scatenarsi di proposte ai risparmiatori di iniziative per muovere causa a banche o finanziarie in presenza della clausola di salvaguardia. Un esempio di formulazione può essere questo: «La misura di tali interessi non potrà mai essere superiore al limite fissato ai sensi dell’art. 2 comma quattro, della legge 7 marzo 1996 n. 108, dovendosi intendere, in caso di teorico superamento di detto limite, che la misura sia pari al limite medesimo». Il clienti però devono valutare bene se questa possibilità possa essere esperita o meno sul piano civilistico.

Salva la Cms

Tutt’altra musica per i clienti delle banche per quanto riguarda la commissione di massimo scoperto (Cms). La sentenza spiega che, prima dell’entrata in vigore della legge n. 2/2009, gli importi richiesti a titolo di Cms che superino quelli indicati, in relazione allo specifico periodo, dalle istruzioni della Banca d’Italia non possono essere autonomamente considerati ai fini del superamento del tasso soglia usura. L’usurarietà del rapporto si configura se la Cms applicata supera quella prevista dalle istruzioni di Bankitalia ed aggiunta all’interesse pattuito determina un superamento del tasso soglia.


(Il Sole 24 Ore, Plus 24, sabato 9 luglio 2016)

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