CHI NON INFORMA BENE SUI RISCHI E' PUNITO

CHI NON INFORMA BENE SUI RISCHI E' PUNITO

13/06/2016

Due sentenze della Cassazione chiudono il cerchio sugli obblighi informativi che hanno gli intermediari.

La Cassazione torna ad occuparsi della materia degli intermediari finanziari con due rilevanti sentenze favorevoli ai clienti. Il 6 giugno, con la pronuncia 11578/2016, la Suprema Corte ha chiarito molto bene il valore della clausola di stile usata dalle banche per segnalare l’inadeguatezza delle operazioni e il ruolo dell’onere della prova in questa materia.

Informare nel dettaglio i clienti

«Questa pronuncia è molto importante perché è un piccolo trattato giurisprudenziale che ripercorre i precedenti sul tema degli ultimi sei anni», spiega l’avvocato David Giuseppe Apolloni del Foro di Perugia, esperto della materia, e che ha seguito moltissimi processi in tema di Tango bond, questione a cui si ricollega la sentenza in questione. Nell’intervento del 6 giugno i giudici hanno infatti stabilito un determinante principio di diritto. Vale a dire che, in presenza di una segnalazione di inadeguatezza, il legale del cliente dovrà specificamente indicare quali sono le circostanze che non sono state segnalate dalla banca (nel caso Banca Carige) come per esempio il rating, il rischio di default, la non facile liquidabilità del titolo. «A quel punto spetterà alla banca concretamente, tramite una testimonianza, provare che al momento dell’ordine sono state fornite al cliente tutte le informazioni– continua Apolloni –. Spesso le banche quando chiamano a testimoniare il dipendente, si limitano a formulare generici capitoli di prova, poi dichiarati inammissibili, poiché non individuano le informazioni chiave, necessarie a specificare le richieste».

Indicare il grado di rischio

La trasparenza nell’indicazione del rischio sulle gestioni patrimoniali è il tema dell’altra pronuncia (n. 8089) dell’aprile scorso. In questo caso la Suprema Corte ha deciso un ricorso presentato da due società per azioni appartenenti a un gruppo di significative dimensioni, che avevano affidato alla banca (Banca Fideuram) la gestione di un portafoglio per un ammontare di 25 milioni di euro. In particolare, tali società lamentavano la violazione degli articoli 30 e 37 regolamento Consob 11522/1998, in quanto l’intermediario non aveva descritto il rischio relativo alle singole linee di gestione prescelte, vale a dire quelle relative ai singoli 15 comparti di cui si componeva la Sicav multicompartimentale Interfund in cui confluivano gli investimenti.

Chi è l’ operatore qualificato?


La Corte di Cassazione, innanzitutto, ha affermato che: «Il riferimento all’entità del patrimonio dell’investitore e alle sue attitudini imprenditoriali, non sono sufficienti a considerarlo operatore qualificato». Ha, quindi, ritenuto che le società in questione avessero diritto al massimo livello di tutela fornito dalla normativa di settore. «L’aspetto, tuttavia, più rilevante della sentenza – ricorda ancora Apolloni – è l’aver affermato la sussistenza di un obbligo a carico della banca di specificare contrattualmente il rischio connesso a ciascuna linea di gestione patrimoniale. Per i giudici di legittimità il vincolo, a carico dell’intermediario, deriverebbe dall’allegato 3 sub C del regolamento Consob 11522/1998». Per la Suprema Corte, l’obbligo informativo è composto da un contenuto soggettivo e uno oggettivo. Il profilo soggettivo condiziona la valutazione dell’assolvimento dell’obbligo informativo costituendo uno degli indicatori dell’adeguatezza, ma non lo esaurisce, richiedendo che sul piano oggettivo vi sia, appunto, l’indicazione del’effettivo grado di rischio delle singole linee di gestione.
«Non è sufficiente – aggiunge ancora Apolloni – che la banca indichi il rischio massimo previsto ma deve precisare i rischi specifici connessi ai singoli investimenti». La decisione ha così accolto il ricorso presentato, cassando la sentenza impugnata, e ha rinviato alla Corte d’appello di Bologna affermando il seguente principio di diritto: «Nei contratti aventi ad oggetto la gestione di portafogli, gli obblighi di comportamento posti a carico dell’intermediario (articoli 36 - 46 regolamento Consob 11522/98) prevedono anche la preventiva indicazione del grado di rischio di ciascuna linea di gestione patrimoniale, essendo tale prescrizione vincolante, prevista nell’allegato 3 sub C del regolamento, dettato al fine di indicare le modalità di esecuzione dell’obbligo (art. 42 reg. 11522/98) di fornire all’investitore un parametro oggettivo coerente dei rischi connessi alle singole gestioni». «Ecco perché l’investitore– conclude Apolloni – deve prestare attenzione alla presenza nella modulistica delle informazioni riguardanti la rischiosità di ciascuna linea di gestione, verificando anche che tali informazioni siano rese nelle forme previste dall’allegato 3 sub C del regolamento Consob 11522/1998».

(Il Sole 24 Ore, Plus 24, sabato 11 giugno 2016)

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