ALTRO NO AGLI SWAP SPECULATIVI

ALTRO NO AGLI SWAP SPECULATIVI

12/03/2016

Il Tribunale di Pavia condanna Intesa a restituire 62mila euro.Aver consigliato derivati speculativi, inadeguati alle finalità di copertura perseguite dalla società, costituisce grave inadempimento agli obblighi di buona fede e correttezza da parte della banca. Sulla base di questo principio, con sentenza n.415 del 18 dicembre 2015, il Tribunale di Pavia (giudice Mariaelena Cunati) ha condannato Intesa Sanpaolo a restituire a una società tutte le ”rate” (62mila euro) prodotte dagli swap.

la vicenda

Dal 2005 al 2008 una società commerciante il legno ha stipulato con Intesa Sanpaolo (che interpellata ha ritenuto di non commentare la sentenza) diversi contratti swap con la dichiarata finalità di trasformare il proprio indebitamento bancario (apertura di credito) da tasso variabile a tasso fisso. La società, però, si accorge ben presto che questa finalità non viene perseguita e - assistita dagli avvocati Raffaello A. Principi e Laura Bonafaccia del Foro di Chieti (nonché da Spheraconsulting Srl per la parte tecnico-finanziaria) - chiama in causa la banca.

la ctu

Il Tribunale ha quindi commissionato una Consulenza tecnica d’ufficio (Ctu) dalla quale è emerso che quasi tutti i contratti (salvo l’ultimo, che era effettivamente a copertura di un mutuo) erano speculativi e quindi inadatti a sterilizzare il rischio di aumento del tasso d’interesse, oltre a essere inadeguati al profilo prudente dichiarato della cliente.

operatore qualificato

I giudici, in primo luogo, hanno dichiarato inefficace la dichiarazione di operatore qualificato in quanto (conformemente a quanto stabilito dalla Cassazione con sentenza n.12138 del 2009) la banca avrebbe dovuto accorgersi che la società non era operatore esperto, stante l’attività svolta (commercio di legname) e la sua pregressa inesperienza in materia finanziaria, avendo prima di allora instaurato soltanto normali rapporti bancari per l'attività commerciale svolta.

violazione del tuf

L’aver quindi fatto stipulare swap speculativi costituisce violazione dell’articolo 21 del Testo unico della finanza (Tuf) che impone alle banche di agire sempre nell’interesse della clientela alla quale deve essere fornita un’informativa completa, puntuale e calibrata sulle proprie esperienze pregresse al fine di orientarla nella scelta del prodotto consono alle proprie finalità. La violazione di questa normativa determina una responsabilità di natura contrattuale della banca la quale deve quindi restituire alla cliente tutti i flussi differenziali ricevuti, oltre a dover rimborsare le spese legali e i costi della Ctu.

Il Tribunale, infine, ha dichiarato la società non tenuta a corrispondere alla banca i residui differenziali negativi maturati fino alla scadenza del contratto e che la società non aveva ancora saldato.


(Il Sole 24 Ore, Plus 24, sabato 12 marzo 2016)

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