MUTUI, COSI' LA RIFORMA DIVENTA UNA BEFFA PER LE NORME EUROPEE

MUTUI, COSI' LA RIFORMA DIVENTA UNA BEFFA PER LE NORME EUROPEE

07/03/2016

ROMA. La montagna della riforma ha partorito un topolino. Mutui, si cambia. Anzi no. La decisione del governo di far salire da 7 a 18 il numero delle rate non pagate perché si possa dare il via alla procedura di vendita della casa del debitore inadempiente senza percorrere la strada delle aste giudiziarie è destinata a lasciare le cose come stanno. Con tanti saluti per la direttiva di Bruxelles che puntava a velocizzare le procedure di pagamento e a rendere più snelli i meccanismi legati alle insolvenze.

Palazzo Chigi, pressato dalle polemiche politiche, ha voluto raffreddare la temperatura in una fase nella quale tra l’altro c’è una ripresa delle vendite degli immobili del 6,5% e i mutui erogati sono cresciuti del 20% nel 2015. Una fonte del governo alle prese con il dossier spiega senza tanti giri di parole che «nessuna banca attiverà la clausola di inadempimento con gli utenti: troppo alti i costi e i rischi con il meccanismo delle 18 rate tra i piedi tanto più che, in caso di vendita dell’immobile, in futuro si dovrà anche corrispondere al debitore l’eventuale differenza tra realizzo della vendita e debito residuo». Tra l’altro la clausola di inadempimento che l’Europa pretendeva è facoltativa: la banca non potrà imporla al sottoscrittore di mutuo. In caso di inadempimento, dopo 18 rate, la casa potrà essere messa in vendita solo con specifico atto di disposizione dell’immobile da parte dell’utente.

La bozza di parere concordata con il governo conferma inoltre il divieto di “patto commissorio” mentre disciplina per legge il cosiddetto “patto marciano” già riconosciuto dalla giurisprudenza, consentendo cioè alla banca di trattenere dalla vendita della casa solo quanto dovuto e di restituire al mutuatario l’eventuale eccedenza. Inoltre la vendita comporta l’estinzione del debito anche nel caso in cui la vendita dovesse risultare inferiore al debito residuo. E questo, spiegano dal ministero del Tesoro «è garanzia di una maggiore tranquillità per il debitore, dal momento che se anche ho un debito di 100, ma la casa vale 80, con il suo passaggio alla banca considero estinto tutto il mio debito». Resta il dubbio sulla possibilità di contenzioso in caso di dichiarazione di inadempienza non condivisa dalle parti. Mentre è certo che la valutazione della casa, successivamente all’inadempimento, sarà effettuata da un perito indipendente nominato dal tribunale e non più dalle parti, mentre il consumatore dovrà essere assistito da un esperto di sua fiducia. A Bankitalia il compito di vigilare su tutta la procedura.

La forte correzione di marcia del governo su tutta la questione era nell’aria. Molti osservatori del settore avevano fatto notare che le banche non sono interessate a farsi carico di immobili dal valore deprezzato e ci pensano bene prima di considerare sofferenze i mutui in ritardo. La gran parte delle sofferenze è infatti dovuta alla crisi che ha colpito le costruzioni e il manifatturiero mentre le famiglie hanno tassi minori di insolvenza. Non giova a nessuno insomma un’ondata di sfratti e pignoramenti, prova ne sono le moratorie a favore dei soggetti più deboli (di cui hanno usufruito in 3 anni oltre 30mila famiglie).

L’intera vicenda ha comunque segnato il governo. «Palazzo Chigi - osserva il viceministro all’Economia Zanetti

- dialoghi con la maggioranza prima di trasmettere i testi in Parlamento. È evidente che il M5S volesse il polverone, altrimenti avrebbe fatto prima il dibattito in commissione e inscenato proteste solo dopo aver constatato l’indisponibilità a discutere».

(Il Centro - Quotidiano d'Abruzzo, sabato 5 marzo 2016)

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