PMI IN APPRENSIONE PER LE NUOVE REGOLE

PMI IN APPRENSIONE PER LE NUOVE REGOLE

01/02/2016

Il problema è sentito dalle aziende poco organizzate sulla gestione liquidità Come tutelarsi

Non solo risparmiatori. Le nuove regole sulla risoluzione delle crisi bancarie e l’applicazione del bail-in allarmano anche gli imprenditori, come evidenziano anche alcune lettere inviate a Plus24. Le imprese più strutturate hanno modalità di gestione della liquidità in eccesso e il problema è quindi maggiormente sentito dalla aziende, piccole o medie, meno organizzate su questo fronte.

Le norme entrate in vigore a gennaio anche in Italia parlano chiaro. In caso di dissesto bancario e di bail-in l’8% del passivo deve essere ripagato dall’interno della stessa banca, aggredendo nell’ordine prima gli azionisti, poi gli obbligazionisti subordinati, poi quelli senior fino ad arrivare ai depositanti sopra i 100mila euro. Ed è proprio questo il punto: l’aggressione sui depositi non prevede distinzioni tra privati e imprese.

«Sebbene vari studi - spiega Lorenzo Gai, professore ordinario di economia degli intermediari finanziari università di Firenze - abbiano dimostrato come nel caso del sistema italiano, il bail-in delle principali banche non arriverebbe a intaccare i conti correnti, c’è comunque apprensione tra i risparmiatori ma soprattutto tra gli imprenditori. È infatti frequente che le imprese, per necessità operative, abbiano liquidità elevate sul conto corrente. Le aziende hanno legittime ragioni per preoccuparsi e personalmente ritengo che la scelta di mettere sullo stesso piano imprenditori e privati non sia stata attentamente ponderata nei suoi effetti».

Un’azienda per gestire l’attività ha bisogno di un patrimonio circolante, per far fronte alle spese dei fornitori, al personale e a tutte le sue occorrenza. Anche per un’impresa di medie dimensioni è tutt’altro che infrequente avere oltre 100mila euro sul conto. «Non ci sono stratagemmi - continua Gai - per bypassare questa situazione, in quanto il conto fa capo all’impresa. Diviene sicuramente importante organizzare un’efficace pianificazione finanziaria. Probabilmente in questa fase stiamo sovrastimando gli effetti di questa direttiva perché siamo reduci dalle tensioni provocate dal salva-banche e non è un caso che negli ultimi giorni i titoli bancari più colpiti sulle Borse siano stati quelli italiani».

Da un punto di vista operativo, qualora l’imprenditore voglia sentirsi più al sicuro, anche se stiamo parlando di rischi potenziali, ci sono altre strade. «La soluzione - spiega Domenico Torini, associate partner Kpmg - per un’impresa è quella di avere passività garantite da una parte dell’attivo. Le banche quindi per essere competitive saranno costrette a soddisfare le esigenze della clientela da questo punto di vista. È probabile che in futuro prenderà sempre più piede la raccolta garantita. Questo vuol dire ad esempio che per un deposito di un milione di euro posso avere un titolo di Stato a garanzia come fosse un pronti contro termine».

È giusto comunque porsi il problema anche perché in caso di bail non esistono per le imprese forme di compensazione. «Quindi se ho un mutuo nello stesso istituto oggetto di bail- in - continua Torini - non posso compensarle con la liquidità in eccesso oltre i 100mila euro sul conto a meno che non ci siano specifiche strumenti garantiti. La gestione diretta del rapporto può lasciare il passo al coinvolgimento di professionisti che ottimizzino ad esempio la gestione della liquidità». La prima regola per un ’impresa è un risparmiatore è scegliere una banca solida. Ma se per un risparmiatore è facile e agevole cambiare banca, per un’impresa la faccenda è più complessa. Serve molto tempo per costruire e consolidare un asse tra un’azienda e una banca.

«Una strategia possibile - spiega Paolo Cardenà, private banker – è quella di superare il destino della liquidità aziendale dal destino della banca. Ad esempio comprando un fondo comune monetario, che per sua natura non è aggredibile e non richiede neppure i costi di un dossier titoli. Investendo su un fondo poi lo si può mettere anche a garanzia per avere un affidamento bancario. Questa soluzione deve far fronte agli interessi passivi che impresa paga alla banca, ma sono interessi oggi molto contenuti e comunque è sempre ammessa la deducibilità degli interessi bancari nei limiti del 30% del reddito operativo lordo sulle società di capitali. Oltretutto oggi le banche pagano per tenere la liquidità in eccesso sui conti Bce, e quindi una riduzione delle disponibilità per il sistema bancario non è grave, anzi, soprattutto in un momento in cui gli impieghi stentano a decollare».


(Il Sole 24 Ore, Plus 24, sabato 23 gennaio 2016)

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