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PRIMO PASSO? CERCARE I DOCUMENTI

PRIMO PASSO? CERCARE I DOCUMENTI

01/02/2016

In attesa di sapere come funzionerà, quando partirà e chi avrà diritto ad ottenere i rimborsi previsti dal fondo di solidarietà di 100 milioni, molti si chiedono in quali casi è ragionevole intraprendere un’azione legale contro la banca per il risarcimento del danno subito. Plus24, con l’aiuto di alcuni esperti, vuole dare alcune indicazioni su cosa si può fare e cosa ci si può aspettare, partendo da casi concreti. In questo gli orientamenti in tema di risparmio tradito (Argentina, Parmalat, Cirio, MyWay 4you) sono un punto di riferimento. Andare in causa richiede tempo, denaro e soprattutto i giudici non sempre danno ragione ai risparmiatori. Le variabili sono molte ed ogni caso fa storia a sé. Inoltre, a chi oggi si ritrova in mano carta straccia (i sottoscrittori dei subordinati delle “salvate” Banca Marche, Banca Etruria, Cariferrara e Carichieti), si aggiungono spesso investitori che hanno in mano titoli deprezzati e/o illiquidi perché non li compra neppure la banca che li ha collocati. E se la situazione dei primi è ben diversa da quella dei secondi, in termini di tutele la situazione degli obbligazionisti è ben diversa dagli azionisti.
I primi passi
Si deve ricostruire quanto più possibile la storia dell’investimento con i documenti che attestino le modalità con cui è stato suggerito e realizzato. Si deve richiedere la documentazione alla banca e valutare la “copia cliente” perché spesso ha contenuti diversi da quella conservata dal risparmiatore ( barrature ulteriori, firme, possibili altre omissioni). Alla banca la richiesta di documenti va fatta tramite raccomandata con ricevuta ritorno, pec o raccomandata consegnata a mani in banca su cui far apporre il timbro di ricevuta.
I documenti
Si deve avere il contratto di negoziazione titoli (se non c’è l’investimento è nullo ex articolo 23 Tuf, testo unico della finanza), adeguato alla normativa vigente al momento della sottoscrizione dell’investimento. Se non è adeguato, c’è un difetto di informativa ex articolo 21 Tuf. Va poi chiesto l’ordine di acquisto del titolo da cui dovrebbe emergere se l’operazione è avvenuta in regime di consulenza/gestione portafoglio o in mera esecuzione (execution only), se l’operazione è appropriata o adeguata, se è avvenuta in un mercato regolamentato e se c’è conflitto di interessi. L’assenza di questi documenti vìola gli obblighi informativi ex articolo 23 Tuf. Non deve mancare il prospetto del titolo: è un documento molto importante (si veda a fianco) perché dovrebbe contenere l’indicazione di obbligazione subordinata o di azione illiquide; la nota di eseguito che dovrebbe confermare che è stato comprato il titolo con le stesse caratteristiche dell’ordine e allo stesso prezzo; il questionario di profilatura Mifid ( prima del 2007 c’è la scheda di rischio del cliente); l’estratto titoli degli ultimi tre anni precedenti l’investimento per valutare l’operatività dell’investitore e quale concentrazioni ci fosse del titolo contestato.
Tempi
La banca ha 90 giorni di tempo dal ricevimento della lettera per rispondere: il rilascio deve essere gratuito come ha già più volte precisato il garante della privacy e prevede il Tub (testo unico bancario). Se la banca non consegna i documenti nei tempi previsti, si può procedere con il ricorso per la consegna di documenti ( procedura simile al ricorso per decreto ingiuntivo). Se i documenti non arrivano, la banca indirettamente prova di non aver assolto agli obblighi informativi e se sono consegnati, si può procedere ad un reclamo dettagliato che può consentire di risolvere la vertenza.
La conciliazione
È una via obbligata da prendere e che qualche volta consente una definizione stragiudiziale della vicenda. Altrimenti si va in causa. Alle volte in alternativa al procedimento ordinario si può utilizzare il procedimento sommario ex art. 702 bis che riduce i tempi. In sede civile semaforo rosso per le azioni collettive, una via complicata perché presuppone che tutte le persone siano nella stessa situazione da punto di vista civilistico. Cosa impossibile da un punto di vista pratico e poco gestibile da un punto di vista processuale. Nel penale invece l’unione fa la forza. Quindi, più persone possono agire insieme se si dimostra che è stata violata la buona fede e/o c’è un artificio o raggiro. Poi le parti nel corso del processo penale possono costituirsi parte civile e il tribunale penale può liquidare la provvisionale, una sorta di rimborso parziale che farà stato in sede civile, sollevando gli investitori dal dimostrare anche in quella sede la truffa.

(Il Sole 24 Ore, Plus 24, 19 dicembre 2015)

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