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SUI DERIVATI OTC OBBLIGHI DI CLEARING DAL 2016

SUI DERIVATI OTC OBBLIGHI DI CLEARING DAL 2016

01/02/2016

Dal 2016 nuove regole per aziende e imprese finanziarie (istituti creditizi e fondi) che nella stipula di derivati Otc (Over the counter) dovranno depositare cash e asset liquidi in modo da ridurre il rischio di default su questi strumenti finanziari. È quanto ha previsto il primo dicembre scorso la Commissione europea che ha reso note le norme che impongono appunto il “clearing” centralizzato per alcuni derivati, aggiungendo così un ulteriore tassello alla progressiva implementazione del regolamento Emir (European market infrastructure regulation) di cui ci siamo già occupati su queste pagine (si vedano «Plus24» del 9 marzo, 14 e 21 settembre 2013 e 8 febbraio 2014). Ma vediamo nel dettaglio le novità con Paolo Esposito, direttore European corporate advisory di Chatham Financial.
Che tempistica ha dato la Commissione Ue sul clearing?
La principale novità riguarda i soggetti che dovranno ricorrere al clearing, attraverso il ricorso alle Ccp (Controparti di clearing centralizzate) nel caso di transazioni di Irs denominati in euro, sterline, yen e dollari. Per le imprese finanziarie (Fc) e i fondi di investimento alternativo (Aif) con posizioni medie lorde superiori a 8 miliardi di euro l'avvio è il 21 dicembre 2016 (dal 21 giugno 2017 per importi inferiori agli 8 miliardi); per le imprese non finanziarie con determinate caratteristiche (Nfc+) è dal 21 dicembre 2018.
Come è possibile sapere se un'impresa non finanziaria è obbligata a effettuare il clearing?
Si definisce Nfc+ una società con una posizione in derivati (non di copertura) che eccede la soglia di un miliardo per i derivati di credito o azionari e di tre miliardi per tasso d'interesse, cambio, commodity e altri. Il superamento della soglia, anche di una sola categoria, comporta l'assoggettamento al clearing anche per i derivati appartenenti alle altre categorie.
Se un'azienda è al di sotto della soglia, deve ottemperare ad altri obblighi?
Il clearing è soltanto uno degli adempimenti introdotti da Emir. Tra gli altri obblighi già esistenti ci sono la necessità di confermare le transazioni entro scadenze precise, effettuare la riconciliazione periodica dei portafogli con le controparti (per verificare che l'accordo in derivati sottoscritto sia per entrambi rispondente alle caratteristiche effettivamente volute risolvendo eventuali dispute, ndr) ed effettuare la segnalazione (reporting) delle operazioni presso banche dati centralizzate entro un giorno lavorativo dall'esecuzione.
Come possono essere espletati questi obblighi?
Le aziende possono codificare e inviare direttamente i dati delle transazioni alle “Trade repositories” oppure possono delegare consulenti o banche controparti. È bene però notare che, nonostante la delega, il delegante è legalmente responsabile di eventuali errori od omissioni. Chatham supporta centinaia di soggetti nella compliance con Emir, pertanto abbiamo una buona visibilità sul mercato.
Ma quali sono le maggiori difficoltà per le società?
Il non avere appunto visibilità sulle attività delegate alle banche (rischiando sanzioni in caso di reporting errato o incompleto), il dover calcolare il mark-to-market delle transazioni per riconciliare i portafogli e il dover effettuare reporting su transazioni intragruppo poiché queste non hanno una controparte bancaria alla quale delegare il reporting.

(Il Sole 24 Ore, Plus 24, 19 dicembre 2015)

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