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LA TRASPARENZA NON BASTA, VA AGGIUNTA LA CORRETTEZZA

LA TRASPARENZA NON BASTA, VA AGGIUNTA LA CORRETTEZZA

01/02/2016

Anche le uova marce. Simbolicamente oggi in ambito finanziario è possibile vendere di tutto, basta informare il cliente della tossicità del prodotto. L’attuale disciplina di trasparenza a tutela dei risparmiatori impone infatti di indicare tutti i rischi che ci sono nel prodotto. Ma i casi di risparmio tradito, che periodicamente balzano agli onori della cronaca, sottolineano che l’informativa non è sufficiente.
Domani, con Mifid2, vendere “prodotti tossici” sarà più difficile, se non impossibile: il focus si sposterà dal prodotto al cliente e alla disciplina di trasparenza si affiancherà la disciplina di correttezza. L’informativa migliorerà e, soprattutto, la governance di prodotto introdurrà obblighi per tutti gli operatori coinvolti, dal produttore al distributore, che dovranno fare una selezione ex ante dei prodotti da mettere in portafoglio. Anche il produttore deve quindi definire un mercato target e adottare una strategia di distribuzione che consideri l’interesse del cliente, già in fase di ideazione e concepimento del prodotto, senza esonerare da responsabilità il distributore che ha il contatto diretto con gli investitori.
È questa in estrema sintesi e semplificando al massimo la grande novità che apporterà la Mifid2 quando entrerà in vigore il 3 gennaio 2017, salvo possibili slittamenti. «Al rispetto del principio di adeguatezza dei prodotti che la Mifid1 prevede di verificare a valle, dallo sportellista bancario o dal promotore che hanno il contatto diretto con il cliente — ha spiegato Francesco Adria, responsabile dell’ufficio Vigilanza banche e assicurazioni della Consob, intervenuto in settimana a un convegno organizzato da Cfa Society Italy — con Mifid2 le valutazioni dovranno essere fatte già a monte, dal produttore quando costruisce il prodotto e dalla rete dei distributori quando definisce la gamma di offerta». Allo sportello in questi anni è stato venduto di tutto, quindi è meglio giocare d’anticipo.
In questo contesto assumono un ruolo centrale i flussi informativi bidirezionali che i diversi soggetti coinvolti nella diverse fasi della filiera dell’industria degli investimenti finanziari. «Il produttore — ha proseguito Adria — dovrà fare un target market potenziale sulla base della sua esperienza e della conoscenza del prodotto, ma poi chi ha il rapporto con il cliente e può fare un vero e proprio target specifico è il distributore».
La Mifid2 spinge verso una sempre più stringente interazione tra distributori e fabbriche prodotto con flussi informativi continui che vanno oltre le esigenze degli attuali accordi distributivi, che in prospettiva andranno tutti rafforzati al fine di tener conto delle maggior tutele che la normativa richiederà. «Per definire il mercato target e la migliore strategia di distribuzione per ogni prodotto — afferma Andrea Laurenti, director di PwC Advisory —, il produttore ha necessità di attingere informazioni relative alla clientela dei collocatori. Se una società sviluppa prodotti complessi per una clientela target evoluta e poi fa un accordo con un distributore che ha una platea prettamente retail, un campanello di allarme deve suonare subito. Oppure, per fare un altro esempio, se un prodotto complesso viene collocato a una clientela avanti con gli anni, il produttore non è del tutto esentato da responsabilità». È quindi necessario un monitoraggio continuo del modello distributivo. «Il rischio — continua Laurenti — è che l’elevata complessità di gestire i flussi informativi induca i collocatori a fare pochi accordi distributivi con poche case prodotto di grandi dimensioni, che garantiscono comunque un’ampia e profonda gamma di offerta per i loro clienti. Gli operatori di nicchia potrebbero invece soffrire, anche con prodotti validi». Per le reti potrebbe quindi essere disincentivante una pluralità di accordi distributivi, che invece sempre per la Mifid2 è alla base della disciplina degli incentivi per innalzare la qualità del servizio.
Con i rendimenti degli investimenti tradizionali che viaggiano su livelli molto bassi, negli ultimi tempi sono proliferati prodotti complessi, anche evoluti, che però è necessario comunicare in maniera semplice e trasparente. Su questo punto Consob è intervenuta con una comunicazione e con una serie dichiarimenti già dal dicembre scorso, per aiutare gli operatori ad avviare l’avvicinamento alla Mifid2. Anche le associazioni di categoria si stanno muovendo. «Le Q&A della Consob hanno recepito le osservazioni dell’industria del risparmio gestito — osserva Roberta D’Apice, responsabile legale di Assogestioni — fornendo un’interpretazione che guarda alla sostanza del tema. Per agevolare il corretto censimento degli Oicvm come prodotti complessi o non complessi, stiamo lavorando per affinare le modalità di rappresentazione dell’uso dei derivati e della leva nella documentazione d’offerta degli Oicr». Ancora una volta Assogestioni utilizza l’autoregolamentazione per colmare, in sede applicativa, il gap tra regole generali astratte e approccio concreto richiesto ai singoli operatori.

(Il Sole 24 Ore, Plus 24, 21 novembre 2015)

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