INTERESSI «LIMITATI» SULLE RATE SOSPESE

INTERESSI «LIMITATI» SULLE RATE SOSPESE

20/09/2015

L'estinzione dei mutui o la loro sospensione non manca di impegnare con una certa continuità l'Arbitro bancario finanziario. Due temi in particolare hanno tenuto banco davanti al collegio di coordinamento (un po' le sezioni unite dell'Abf) ancora nel suo ultimo incontro: la sospensione dei mutui per calamità naturale, l'estinzione dei mutui in valuta. Due temi già trattati dall'Abf ma sul quale il collegio di coordinamento viene chiamato ad approfondire rispetto a nuove situazioni prospettate le indicazioni di principio già date.
La sospensione dei mutui viene affrontata in due decisioni dell'Abf con la data dello scorso 29 luglio (la 5885/15 e la 5877/15), relative a casi legati al terremoto del 2012 in Emilia Romagna. L'Abf ha più volte stabilito che se la sospensione avviene sulla base di una clausola contrattuale, occorre fare riferimento ai contenuti di quest'ultima, mentre se è disposta dalla legge, occorre guardare appunto alla legge. Nel caso del Dl 74 del 2012 però «la norma nulla dice in ordine al diritto della banca di richiedere gli interessi una volta terminata la moratoria né sul criterio di calcolo di tali interessi al termine della sospensiva». Ma guardando al contenuto solidaristico della norma l'Abf afferma che non è possibile che alla scadenza della moratoria il mutuatario debba pagare l'intero debito legato alla sospensione e anche le nuove rate in scadenza. E allora che fare? «È inevitabile perciò ritenere che la sospensione comporti un allungamento del piano di ammortamento corrispondente alla durata della sospensione stessa». Ma anche sull'ammontare degli interessi, l'Abf conferma il proprio orientamento: gli interessi "aggiuntivi" che ripagano la banca del disagio patito con la sospensione, vanno calcolati sulle somme sospese e non sull'intera somma residua del mutuo all'esito del periodo di fermo delle rate.
Nel caso della estinzione anticipata di mutui in valuta, indicizzata al franco svizzero, l'Abf (sui mutui in valuta si vedano le decisioni 5855/15 e 5866/15) ha riesposto la constatazione per cui: la «clausola contrattuale prospetta che gli importi già restituiti o ancora dovuti dal mutuatario siano dapprima convertiti in franchi svizzeri al "tasso di cambio convenzionale", e l'importo così ottenuto sia poi riconvertito in euro al tasso di cambio corrente, ma non espone affatto le operazioni aritmetiche che debbano essere eseguite al fine di realizzare tale duplice conversione da una valuta all'altra (e viceversa)». Motivo per il quale la duplice conversione viene ancora una volta bocciata dall'Abf, per il quale i criteri di calcolo devono sempre essere chiari.

(Il Sole 24 Ore, Plus 24, sabato 19 settembre 2015)

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